Movimento Radicale / Notizie / Il populismo penale e la vendetta di Stato: se l'informazione e la giustizia smarriscono la Costituzione
La deriva del sistema giustizia in Italia e il cortocircuito dell'informazione di massa hanno superato il livello di guardia. Il diritto penale rischia di trasformarsi, da baluardo liberale a tutela delle libertà individuali, in uno strumento di consenso politico e vendetta sociale.
A mettere a nudo questa realtà è una precisa denuncia del giornalista Damiano Aliprandi, il quale evidenzia come la narrazione mediatica prevalente alimenti costantemente il populismo penale. Quando i titoli dei giornali scatenano la gogna parlando con sdegno di "mostri scarcerati" davanti all'applicazione di legittime misure alternative, si deforma la percezione dell'opinione pubblica e si svilisce la funzione rieducativa della pena. È l'abdicazione della politica e di parte del mondo dell'informazione ai principi cardine dello Stato di diritto.
L'analisi di Aliprandi tocca da vicino le battaglie storiche della cultura radicale e garantista, evidenziando una patologia sistemica che si articola su tre fronti:
Il garantismo non è l'istanza dell'impunità, ma l'esatto contrario: è la certezza che lo Stato, nell'esercitare il suo potere più coercitivo - la privazione della libertà personale - rispetti regole ferree a tutela di chiunque. Quando la giustizia rinuncia alle garanzie in nome dell'efficienza o dell'approvazione popolare, cessa di essere giustizia e diventa arbitrio.
La qualità della civiltà giuridica di un Paese si misura da come si garantiscono i diritti di chi è ristretto nelle sue carceri, non dal numero di manette esibite a favore di telecamera.
Per invertire la rotta e decostruire la spirale del populismo penale, sono necessari interventi strutturali e culturali immediati:
La difesa dello Stato di diritto non ammette distrazioni o compromessi geopolitici interni. Il populismo penale si nutre della paura e della semplificazione dei meccanismi giuridici. Compito delle forze autenticamente liberali, radicali e riformatrici è contrastare questa narrazione tossica, difendendo le prerogative dell'individuo contro l'onnipotenza punitiva dello Stato. Si tratta di una questione di cultura del diritto tesa a distinguere una democrazia liberale da uno Stato etico.