Movimento Radicale / Notizie / Firma digitale: rivoluzione democratica incompiuta
Oggi in Italia è possibile sottoscrivere digitalmente referendum e leggi di iniziativa popolare. Si tratta di una conquista storica ottenuta grazie alle incessanti pressioni dei movimenti civici e dei nostri compagni radicali, che ha portato all'istituzione della piattaforma pubblica per la raccolta firme. Tuttavia, questo medesimo diritto rimane negato per la presentazione delle liste elettorali. Attualmente, chi desidera candidarsi al di fuori dei grandi partiti (spesso esentati dalla raccolta firme grazie a clausole di salvaguardia e norme ad hoc) deve ancora affrontare un percorso a ostacoli: migliaia di sottoscrizioni fisiche, autenticate da pubblici ufficiali, da raccogliere in tempi strettissimi e con oneri logistici ed economici enormi.
L’impegno dei compagni Staderini e Cappato e il precedente di "Referendum e Democrazia"
Il compagno Mario Staderini, attraverso ricorsi giudiziari e azioni di disobbedienza civile, conduce da anni una campagna incessante per abbattere questa "barriera all'entrata" democratica. Questa battaglia affonda le sue radici nel coraggioso tentativo del 2022, quando la lista Referendum e Democrazia, guidata dal compagno Marco Cappato, cercò di presentarsi alle elezioni politiche sfruttando proprio le firme digitali. In quella lista figurava anche il nostro compagno Massimo Messina, testimone diretto di un atto di rottura volto a dimostrare l'irragionevolezza di un sistema che accetta il digitale per abrogare una legge, ma lo rifiuta per proporre una candidatura.
Le azioni portate avanti da Staderini si muovono oggi su due binari:
Per Staderini, l'ostruzionismo dei partiti non è un problema tecnico, ma una precisa volontà politica di mantenere un oligopolio, impedendo l'accesso alle elezioni a nuove formazioni e movimenti civici. La testimonianza giudiziaria di cittadini e compagni come Valentina è la prova provata del diritto negato. È il cerchio che si chiude: l'elettore che rivendica il proprio gesto politico davanti a un giudice per difendere la democrazia di tutti.